{"id":578,"date":"2018-01-22T15:18:34","date_gmt":"2018-01-22T14:18:34","guid":{"rendered":"https:\/\/guj9iscy57-staging.onrocket.site\/?p=578"},"modified":"2018-01-22T17:13:16","modified_gmt":"2018-01-22T16:13:16","slug":"smart-working-e-social-recruitment-come-si-lavora-nel-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.adzuna.it\/blog\/smart-working-e-social-recruitment-come-si-lavora-nel-futuro\/","title":{"rendered":"Smart working e social recruitment: come si lavora nel futuro"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le due coordinate principali per orientarsi nel mondo del lavoro del futuro sono lo smart working e il social recruitment. Cambiando il modo di cercare lavoro, sempre pi\u00f9 supportato da piattaforme come <a href=\"https:\/\/www.adzuna.it\/\">Adzuna<\/a>, app e social network, mutano anche i mezzi con cui &#8211; una volta trovato &#8211; si sviluppa il proprio compito.<\/p>\n<p>Lo smart working ha anche una legge che ne disciplina le modalit\u00e0 di esecuzione, mentre il social recruitment e il suo utilizzo da parte dei responsabili delle risorse umane deve costringere gli utenti a ripensare l&#8217;uso che si fa di piattaforme come Facebook, Instagram e Twitter. Anche una sola foto pu\u00f2 rovinare il vostro primo e pi\u00f9 personale biglietto da visita.<\/p>\n<p><strong>Cos&#8217;\u00e8 il social recruitment<\/strong><br \/>\nIl social recruitment \u00e8 quella pratica che contempla l&#8217;uso dei social network nella valutazione di un candidato. Sono sempre di pi\u00f9 le aziende che si avvalgono di questo strumento per avere una fotografia pi\u00f9 completa del candidato e delle skills &#8211; sia soft che hard &#8211; che il candidato pu\u00f2 portare in azienda. Vengono valutate la partecipazioni agli eventi, alle community, persino le attivit\u00e0 di volontariato che si fanno.<\/p>\n<p>Un altro elemento chiave nel buon esito dell&#8217;ignoto colloquio che i recruiter fanno attraverso i social \u00e8 la rete. Infatti, i propri contatti professionali e personali possono dare ai responsabili delle risorse umane la caratura sociale e le connessioni &#8211; preziose o meno &#8211; che il candidato porta in dote. Proprio per questo motivo, il social prediletto dalle aziende \u00e8 Linkedin, seguito da Facebook e Instagram.<\/p>\n<p><strong>Chi fa social recruitment<\/strong><br \/>\nSempre pi\u00f9 aziende e agenzie per il lavoro interinale adottano entusiasticamente questo metodo di analisi e pre-selezione dei candidati. Tuttavia, proprio a causa dell&#8217;enorme mole di informazioni contenute sui social, i recruiter che vagliano Facebook, Twitter e Instagram devono ricevere un&#8217;adeguata formazione per non trarre conclusioni troppo affrettate.<\/p>\n<p><strong>Pregi e difetti del social recruitment<\/strong><br \/>\nSe da una parte al candidato pu\u00f2 sembrare un&#8217;invasione della privacy, dall&#8217;altra il social recruitment favorisce chi ha costruito nel tempo profili molto professionalizzati. Esaminando il candidato gi\u00e0 attraverso questo biglietto da visita, il colloquio reale potrebbe risultare pi\u00f9 breve e approfondito su uno specifico argomento. Per i recruiter questo metodo permette di risparmiare molto tempo nella valutazione delle potenziali risorse.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte la consapevolezza di essere sotto una costante lente d&#8217;ingrandimento anche quando si posta la foto di un compleanno, pu\u00f2 creare forte stress nei candidati. \u00c8 necessario quindi valutare e periodicamente depurare i propri profili di informazioni che possono danneggiare il proprio futuro lavorativo.<\/p>\n<p><strong>Cos&#8217;\u00e8 lo smart working<\/strong><br \/>\nUn&#8217;azienda che usa il social recruitment per individuare la risorsa pi\u00f9 adatta al suo business, potrebbe anche aver gi\u00e0 fatto sua la pratica dello smart working. Grazie a una traduzione letterale, potremmo definire lo smart working una forma di lavoro agile, che non prevede la presenza del dipendente in ufficio e contempla la possibilit\u00e0 di lavorare in remoto o in altre sedi dell&#8217;azienda.<\/p>\n<p>La legge n.81 del 2017 prevede l&#8217;applicazione dei principi di questa modalit\u00e0 di lavoro al rapporto subordinato. Lo smart working permette di innovare e migliorare la produttivit\u00e0 dei dipendenti, dando loro maggiore spazio e responsabilizzando le persone senza bisogno di tenerle incollate alle scrivanie.<\/p>\n<p>Lo smart working infatti mira a garantire maggiore flessibilit\u00e0 degli orari di lavoro, che vengono ripensati su una prospettiva settimanale pi\u00f9 che giornaliera. Questo approccio cambia anche i compiti e l&#8217;organizzazione della giornata lavorativa, sempre meno importante rispetto al raggiungimento degli obiettivi prefissati in funzione della propria figura professionale.<\/p>\n<p>Inoltre, la ricaduta economica dello smart working su economia e ambiente \u00e8 significativa. Questo nuovo paradigma lavorativo pu\u00f2 produrre un aumento della produttivit\u00e0 del lavoratore pari al 15%, che a livello nazionale si traduce in 13,7 miliardi di euro di benefici complessivi. Un solo giorno di remote working a settimana sull&#8217;arco di un anno fanno risparmiare una media di 40 ore all&#8217;anno di spostamenti, con una riduzione di emissioni pari a 135 kg di Co2.<\/p>\n<p><strong>Chi sono gli smart workers<\/strong><br \/>\nHanno in media 40 anni, lavorano al Nord e sono per il 68% uomini: \u00e8 questa la fotografia degli smart workers fatta dall&#8217;Osservatorio Smart Working 2017 del Politecnico di Milano. Insieme a questi dati anagrafici, quello pi\u00f9 significativo \u00e8 la crescita: dal 2013 sono aumentati del 60%. Solo nell&#8217;ultimo anno la crescita registrata \u00e8 stata del 14%.<\/p>\n<p>Rispetto agli altri lavoratori, gli Smart Worker sono caratterizzati da una forte mobilit\u00e0 nei luoghi di lavoro: trascorrono mediamente solo il 67% del tempo lavorativo in azienda, contro l\u201986% degli altri. Inoltre, sono meno legati a una postazione perch\u00e9 sono chiamati a svolgere le proprie mansioni o in altre aziende collegate (13%) o in altre sedi della stessa compagnia. Rispetto alla media dei lavoratori gli smart worker sono pi\u00f9 soddisfatti del proprio lavoro.<\/p>\n<p><strong>Le aziende che amano lo smart working<\/strong><br \/>\nIn Microsoft lo smart working esiste da oltre 10 anni. Secondo Silvia Candiani, amministratore delegato della divisione italiana, ci\u00f2 ha consentito di organizzare il lavoro in modo pi\u00f9 flessibile e attento alle responsabilit\u00e0 dei singoli dipendenti. Il 79% di essi ha dichiarato di sentirsi pi\u00f9 produttivo. Dai dati dell&#8217;Osservatorio del Politecnico di Milano \u00e8 emerso che un 36% di grandi imprese ha gi\u00e0 lanciato progetti di smart working strutturati, ma che le iniziative che hanno portato a una vera rivoluzione sul posto di lavoro sono davvero poche.<\/p>\n<p>Cresce l&#8217;interesse allo smart working anche da parte delle piccole e medie imprese, che per\u00f2 si limitano ancora ad approcci informali. Nella Pubblica Amministrazione invece solo il 5% degli enti ha attivato progetti strutturali per rendere realt\u00e0 quella che sembra una visione futuribile del mondo del lavoro. Il 4% di queste istituzioni pratica lo smart working in modo informale.<\/p>\n<p>\u00c8 necessario creare una cultura intorno allo smart working e al social recruitment. Come dimostrano questi dati ancora troppo piccoli e la legge dedicata al lavoro agile, queste pratiche non sono il futuro: sono il presente. Solo non per tutti. Ed \u00e8 su questo che bisogna lavorare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Le due coordinate principali per orientarsi nel mondo del lavoro del futuro sono lo smart working e il social recruitment. Cambiando il modo di cercare lavoro, sempre pi\u00f9 supportato da piattaforme come Adzuna, app e social network, mutano anche i mezzi con cui &#8211; una volta trovato &#8211; si sviluppa il proprio compito. 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