La prima protesta operaia in diretta sul web, ecco cosa ci rivalano i loro creatori tra i successi e sforzi per ottenere visibilità all’operazione

Adzuna: Come nasce l’Isola dei Cassaintegrati e qualche curiosita’ degli inizi?
Marco Nurra: L’isola dei cassintegrati nasce il 25 febbraio 2010, il giorno successivo all’occupazione dell’Asinara da parte dei cassintegrati della Vinyls di Porto Torres. Michele Azzu, figlio di uno dei lavoratori Vinyls (che però non si trovava sull’isola) decide di usare Facebook per riunire attorno al problema un bacino di persone interessate a ciò che stava accadendo all’industria chimica in Italia. Tieni conto che sono tematiche abbastanza complicate e dinamiche che normalmente vengono spiegate in maniera piuttosto noiosa. La nostra sfida è stata quella di rendere interessante la protesta, di incuriosire i sostenitori inserendo l’elemento narrativo, lavorando sui “personaggi” che occupavano l’isola. Abbiamo cercando insomma di rendere “pop” la crisi dell’industria chimica in Italia.
Riteniamo che il problema del lavoro riguardi tutti, per quello noi ci rivolgiamo ai nostri lettori con un linguaggio comprensibile e informale, andando dritti al sodo, e non con la pomposità pretestuosa usata dal Sindacato. Credo che il punto sia proprio questo: aver creato un canale di comunicazione della crisi che prende vita dalla stessa voce dei lavoratori: come tu saprai da oltre un anno seguiamo tantissimi proteste (non solo la Vinyls), abbiamo diversi collaboratori che ci aiutano, e per ognuna di queste proteste cerchiamo di stabilire un contatto diretto con i lavoratori coinvolti. È questa, forse, la marcia in più che abbiamo rispetto ai media tradizionali: il contatto diretto, i video, i diari, le interviste, il tutto giorno per giorno. Come se fosse un reality, insomma.
Il rischio è quello di cadere nel qualunquismo, ma noi stiamo ben attenti e ci teniamo alla larga i facili entusiasmi e dall’antipolitica. Credo che si possa essere divertenti e informare allo stesso tempo, con attenzione, in maniera professionale e coscienziosa. È quello che cerchiamo di fare noi. A parte i collaboratori (Pietro, Cadigia, Francesco, Serena, Claudia, Robiula) vorrei sottolineare la presenza di un disegnatore che ci ha fatto dono della sua matita fin dal primo giorno: Manuel de Carli. Senza di lui la nostra impresa sarebbe stata veramente ardua! Ed è importante anche spendere due parole per Fabio Borraccetti, l’informatico più paziente e disponibile del mondo, che ha messo su la struttura del blog in tempi veramente record.
Poi ci siamo Michele ed io, amici da una vita, entrambi sardi, entrambi emigrati all’estero. Facciamo il lavoro di direzione editoriale, ma anche PR, rassegna stampa, contatti coi media e con i lavoratori, marketing digitale e social media planning, posizionamento e SEO, etc etc.
Come avrai capito il lavoro di squadra è una componente essenziale per il nostro lavoro giornaliero.
Curiosità del primo periodo? Ricordo che quando tutto è iniziato stavamo anche dodici ore al giorno davanti al computer, io da Madrid, Michele da Londra. Collegati in Skype, amministrando il gruppo Facebook, mandando inviti, rispondendo a TUTTE le email. Nella maggior parte dei casi, durante iniziative di questo tipo, è difficile che ti rispondano. Noi rispondevamo ad almeno 30 email al giorno e commentavamo tutti i messaggio che venivano lasciati sulla bacheca del gruppo. Stiamo parlando di un gruppo che in un mese arrivò a circa 80.000 iscritti… io dovetti chiedere anche una settimana di ferie a El Mundo, il quotidiano dove lavoravo.
Ora è diverso, però dedichiamo al lavoro del blog almeno 4 ore al giorno.
Adzuna: Con la disoccupazione all’8% secondo gli ultimi dati Istat, le fabbriche che chiudono e nessuno investimento per il futuro da parte del governo, l’Italia versa ora in pessime condizioni. Quanto l’esperienza di Marco e Michele e della loro residenza all’estero ha aiutato a comprendere la situazione nazionale?
Marco Nurra: Sicuramente è stato determinante vivere all’estero per poter intuire quello che era possibile fare attraverso internet. Probabilmente se fossi stato in Sardegna non mi sarei neanche interessato alla cosa. Credo che sia perché vivendo all’estero ti accorgi che fuori ci sono i giovani, c`è la voglia di fare, ti circondi di stimoli. Probabilmente fossi rimasto in Sardegna sarei stato troppo scettico per lanciarmi in una impresa di questa portata. O forse no. Chissà…
Resta il fatto che quello che è successo con L’isola dei cassintegrati è la dimostrazione che si può fare tanto per la propria terra anche vivendo lontani.
Adzuna: Penso alla grande impresa che avete realizzato, quali conoscenze tecniche avete usato e migliorato e cosa consigliate a tutti quelli che vorrebbero utilizzare i social media per promuovere una voce alternativa?
Marco Nurra: In parte credo di aver risposto a questa domanda, nella prima risposta. Le nostre conoscenze vengono dalla formazione in comunicazione che abbiamo avuto entrambi. Però le conoscenze tecniche non servono a nulla se uno non vive Internet. Tu puoi fare un corso di Community Manager da 1000 euro ma se non vivi i social media, dopo due settimane le cose che hai imparato diventeranno obsolete. Nel mio corso di studi, durante l’esame d’informatica ci insegnavano il linguaggio binario… sembra una presa per il culo ma è così. Però sotto altri aspetti sì che l’università ci è stata utile: specialmente se parliam di comunicazione d’impresa, interazione uomo macchina, comunicazione sociale, etc.
Però tu chiedevi quali capacità e competenze abbiamo usato… se devo fare un elenco, io direi le seguenti: creatività, intraprendenza, scrittura creativa, irriverenza nei confronti delle regole del giornalismo tradizionale, conoscienza dei social network e delle loro potenzialità virali, comunicazione strategica, comunicazione integrata, empatia, pazienza, coraggio, fiducia in se stessi, capacità di analisi e sintesi, spirito di squadra, conoscenze di web design, ma soprattutto attenzione per i dettagli. I dettagli sono quelli che fanno la differenza.
Non credo di poter dare grandi consigli a una persona che inizia come community manager, però voglio ricordare a chi non lo sapesse che lavorare come community manager non vuol dire “pubblicare cose su Facebook” e grattarsi la pancia tutto il giorno. Se a livello imprenditoriale facessero questo ragionamento erroneo (e molte imprese lo fanno), butterebbero i loro soldi dalla finestra. Stiamo parlando di una professione seria, che non tutti sono in grado di fare, neanche dopo aver studiato un corso. Quindi anche se la parola “community manager” ultimamente è molto inflazionata, in realtà i professionisti in quel settore sono veramente pochi.
Noi non siamo professionisti, ma facciamo del nostro meglio per raggiungere risultati eccellenti. Non vogliamo dare consigli a nessuno, perché noi stessi chiediamo sempre consiglio a chi è più preparato. Forse è grazie a questo che L’isola dei cassintegrati ha avuto successo: perché avevamo voglia di imparare.
Adzuna: Infine, come vedete il futuro dell’Isola dei Cassaintegrati? State pensando a qualche nuovo progetto?
Marco Nurra: L’isola dei cassintegrati continuerà a vivere, anche adesso che la protesta Vinyls è terminata. Continueremo a seguire e raccontare i diversi casi di lotta operaia e sociale in Italia: al momento seguiamo ben 20 casi. Progetti per il futuro? Beh ce ne sono tanti… non vogliamo anticipare niente, ma invitarvi a seguirci e scoprirli iscrivendovi alla pagina Facebook: http://www.facebook.com/isoladeicassintegrati