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L’università serve?

lavoro dopo università

Matteo, laureato alla triennale in Scienze della comunicazione a Torino racconta che il suo stesso professore, 4 anni fa gli disse di non fare la specialistica, perchè non serve a niente. Dopo essersi spostato a Barcellona e poi a Londra, lavora nell’Internet Marketing e sostiene che il suo corso non è stato fondamentale.Le opinioni sulla funzione dell’Unviersità nella carriera lavorativa sono le più diverse, spesso prodotto di una visione retrograda o di certe linee editoriali che supportano gli Atenei.

Ciò che in pochi affermano è che ci sono lavori che sono sempre più richiesti ed altri che diventano talmente rari che 200 laureati sono in concorso per un singolo posto. Gli studenti di Economia conoscono bene la funzione della domanda e dell’offerta che, applicata, mondo del lavoro e alla scelta di iniziare l’Università si può riassumere così:

Se sei alla ricerca di uno sbocco professionale raro (domanda di lavoro maggiore dell’offerta di posti), bada bene che probabilmente l’università non sarà l’unico punto di forza che puoi avere.

Penso alla mia esperienza di studente di Economia dei beni culturali e aspirante curatore di mostre d’arte. Quella passione nel conoscere artisti e riunirle in esposizioni interessanti e di qualità non è andata a buon fine (ci ho veramente provato? Ho messo abbastanza energia?). Alla fine ho cambiato carriera e sono contento della mia professione ;).

Se il certificato di laurea non basta, solo i più convinti ed energeci riescono a trovare il loro sbocco professionale. Parlo di individui che hanno coscienza del proprio campo e che si metteno in contatto con coloro che lavorano nel settore. Ci sono quelli degli stage, quelli che si aprono un blog e vanno a fare interviste a professionisti del settore, quelli che frequentano conferenze e quelli che telefonano alle ditte chiedendo informazioni specifiche su come accedere a quel tipo di lavoro.L’energia che sprigionano, la conoscenza tecnica e la voglia di imparare una professione hanno un valore pari a quello del loro certificato.Questi sono anche quelli che potrebbero passare settimane a cercare strategie nuove per contattare datori di lavoro, quelli che sono disposti a spostarsi altrove per il loro impiego dei sogni ma sono allo stesso tempo capaci di essere umili nel capire i propri confini.

Il dirigente di una azienda di pubblicità mi confida il suo sospetto per i laureati, che giudica troppo sicuri delle loro qualità e perfezione, poco flessibili alle richieste (non disposti a fare tipi di lavori noisi) e poco propensi a studiare sul campo. Forse che i laureati dovrebbero essere più propensi a mettersi in discussione?

In conclusione serve l’Univesità o no? A te la risposta e buona fortuna con la scelta, gli studi e la carriera!