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Soft skills sul mercato del lavoro italiano e globale

In Italia, il 72% delle offerte di lavoro richiede una o più di queste competenze. In uno studio condotto nel gennaio 2019 su oltre 5 Milioni offerte di lavoro, il motore di ricerca internazionale di lavoro Adzuna si è interessato alle soft skills più frequentemente menzionate dalle risorse umane Italiane. Questa analisi è stata estesa ad altri cinque paesi (Stati Uniti, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito e Francia).

Quali sono le competenze soft?

Secondo l’Enciclopedia Italiana Treccani, le Soft Skills in relazione al business sono:

‘L’Insieme delle abilità e competenze possedute da un individuo non cognitive, che fanno riferimento ad aspetti o tratti della personalità quali la competitività, la capacità di negoziazione, la motivazione o la capacità di lavorare in gruppo.’

Confrontando le competenze complesse, vale a dire la conoscenza sostanziale di un’esperienza particolare, specifica o direzionale necessaria per svolgere una determinata professione/attività, le competenze trasversali sono un insieme di caratteristiche che una determinata persona possiede oltre la conoscenza e l’esperienza professionale.

Vale la pena aggiungere inoltre, che le soft skills possono essere esercitate, costruite e sviluppate nel tempo. A volte, tuttavia, è molto più difficile per noi cambiare il nostro atteggiamento o domare il nostro ego piuttosto che, per esempio, finire un corso di aggiornamento.

Eppure, è importante cercare di rafforzare le caratteristiche più desiderabili dei datori di lavoro, poichè , sempre più spesso, esse sono richieste dalle aziende negli annunci di lavoro, diventando un fattore ugualmente importante nei criteri di scelta come l’esperienza, i tools e le lingue.

 

Le prime 3 “competenze trasversali” più richieste dalle risorse umane per paese

soft skills

 

Gestione del tempo, senso organizzativo e capacità di problem solving: una tripletta vincente per gli HR Recruiter Italiani.

In Italia, la gestione del tempo, l’organizzazione del lavoro e la capacità di risolvere i problemi, sono le soft skill preferite dai recruiters.

La gestione del tempo è menzionata nel 18% delle offerte di lavoro in Italia, che fa di essa la caratteristica più apprezzata. Al secondo posto nella classifica delle skills più richieste in Italia, con il 10%, troviamo il senso organizzativo e infine con il 5% la capacità di problem solving. Il settore alberghiero/turistico, commerciale e informatico sono le categorie di annunci che richiedono maggiormente queste capacità, tutte insieme.

ll requisito delle competenze trasversali varia da un paese all’altro

Leggendo i dati raccolti, notiamo che non tutti i paesi sono ugualmente interessati alle capacità personali dei candidati. Gli Stati Uniti conquistano il podio del paese più esigente nelle soft skills, menzionate nel 90% delle offerte di lavoro analizzate.

Il Regno Unito si preoccupa quasi ugualmente delle qualità umane dei suoi aspiranti (86%). Anche la domanda di soft skills è molto forte in Francia (80%) e Germania (79%). È leggermente inferiore in Italia (72%) e nei Paesi Bassi (70%). A livello internazionale, le competenze più popolari sono l’organizzazione e la motivazione. Esistono, tuttavia, notevoli differenze tra i paesi di lingua inglese e le loro controparti europee. Oltre un quarto dei reclutatori britannici e americani richiedono capacità organizzative, rispetto al 10% in Francia e in Italia.

Networking e creatività, coppia vincente agli occhi dei reclutatori anglosassoni

Alcune qualità specifiche sono più apprezzate dall’altra parte dell’Atlantico, come la capacità di fare networking, vale a dire sviluppare una rete di relazioni e trarne profitto a livello professionale. Questa competenza è molto richiesta negli Stati Uniti (12%) e nel Regno Unito (9,8%). Al contrario, in Francia, Germania, Paesi Bassi e Italia, la domanda è quasi nulla. Dei sei paesi inclusi in questo studio, il Regno Unito (7,2%), gli Stati Uniti (5,8%) e la Germania (4,5%) sono i candidati più creativi per il reclutamento. Significativamente opposto, i Paesi Bassi (3,2%), la Francia (1,7%) e l’Italia (0,3%) relegano questa qualità in secondo piano.

Oggi, i diplomi e le competenze non sono più sufficienti. Se le aziende sono alla ricerca di candidati con comprovate capacità tecniche (“hard skills”), le qualità non professionali stanno diventando sempre più importanti nella selezione delle future reclute. Come dimostrato dallo studio condotto da Adzuna, con pari formazione ed esperienza, è l’atteggiamento del singolo che fa la differenza.